Concetto spaziale – Attese

1966
idropittura su tela
81×65,5

Fenditure che oltrepassano il supporto pittorico contraddistinguono la fase più nota della produzione fontaniana: quella dei Tagli.
Alla fine degli anni Cinquanta appartengono le prime prove di questo ciclo, che continuerà a sperimentare sino al termine della sua vita.
Alla base dei Tagli vi è il medesimo criterio che ha generato i Buchi, ovvero quello di congiungere lo spazio reale allo spazio immaginativo, sia esso tramite il forare o il tagliare, tuttavia la genesi appare più marcatamente gestuale.
Abbandonate le aniline, Fontana predilige l’idropittura, monocroma, in cui l’interesse principale è rivolto all’ordine dei tagli e alla loro successione ritmica.
Ne è un esempio l’opera della raccolta di Palazzo Ricci, un monocromo verde brillante percorso da quattro fenditure leggermente incurvate, realizzato due anni prima della sua scomparsa, che nel titolo, Concetto spaziale-Attese, sembra voler alludere a un qualcosa di avveniristico o forse di sessuale, come ha ipotizzato lo studioso Enrico Crispolti.
L’opera, inoltre, può essere annoverata nell’ambito di quella serie, avviata intorno al 1964, alla quale Fontana affida, quasi fosse un diario, alcuni dei suoi pensieri e umori. Sul retro di tali dipinti, infatti, da questo momento in avanti, compaiono giochi di parole o frasi che aiutano in taluni casi alla comprensione dell’opera medesima, mentre in altri si riferiscono a fatti legati in qualche maniera alla vita del pittore. La tela, infatti, riporta sul retro la seguente dicitura: “il nero, il giallo, il rosso è la bandiera italiana… asino!!!”