Fucilazione

1943
olio su tela
60×80

In quest’opera emerge l’impegno politico di Ernesto Treccani, antifascista e protagonista della Resistenza. Esposto alla Biennale di Venezia del 1956, il quadro si colloca nel ciclo delle opere di denuncia realizzate negli anni delle lotte partigiane e delle rappresaglie naziste. Il personaggio centrale sostiene tra le braccia la figura morta, avvolta in un manto nero, su cui spicca in modo spettrale il volto cereo. L’opera dialoga idealmente con la grande tela di Goya 3 Maggio 1808: fucilazione alla Montana del Principe Pio (1814), in particolare nella rappresentazione dei carnefici. Quelli di Goya hanno il viso in ombra, mentre i carnefici rappresentati da Treccani sono fuori dal quadro, si vedono soltanto le canne dei loro fucili, che li identificano come meri strumenti di morte senza anima e senza volto.